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«Litighiamo sempre per le stesse cose»: quando nella coppia diventa difficile capirsi

Cambiano le occasioni, ma la discussione segue sempre lo stesso percorso. E alla fine ci si ritrova entrambi più soli.
Un ritardo, una faccenda lasciata a metà, il telefono in mano mentre l'altro sta parlando. Si parte da qualcosa di quotidiano e in pochi minuti dentro ci finisce tutto il resto.
«Devo sempre pensare a tutto io.»
«Qualunque cosa faccia, non va mai bene.»
Ci si interrompe, ci si difende, si tirano fuori episodi di mesi prima. Oppure uno dei due smette di parlare. Alla fine resta la sensazione di non essersi raggiunti, ancora una volta.
Quando succede spesso, comincia a venire il dubbio sulla relazione stessa, e ci si chiede come sia diventato così difficile capirsi.
Che cosa ci ferisce in quel momento?
Le questioni concrete contano: chi fa cosa, quanto tempo si passa insieme, gli accordi rispettati o dimenticati. Meritano di essere discusse sul serio.
Ma raramente sono solo quelle. Un gesto viene sentito come disinteresse, un'osservazione come una svalutazione. Si desidera vicinanza e si riesce a chiederla soltanto protestando. Un dettaglio da nulla colpisce un punto già dolente, e la reazione è più grande di quanto la scena giustifichi.
Nella psicologia analitica si parla di complessi: nuclei di esperienze passate, ricchi di emozione, che restano sensibili e si accendono quando qualcosa nel presente li tocca. Non sempre sappiamo da dove venga quella sensibilità. Chi ci sta accanto, di solito, la scopre prima di noi.
Fermarsi su ciò che ciascuno sta provando cambia le domande. Non più «perché fai sempre così?», ma «che cosa mi ha ferito?», «che cosa avrei voluto ricevere?», «che cosa temo che stia succedendo tra noi?». Le risposte, quasi mai, sono quelle che ci aspettiamo.
Quando la discussione prende sempre la stessa strada
In molte coppie, più uno insiste per avere una risposta, più l'altro si ritira. Il silenzio fa sentire ignorato chi insiste, l'insistenza fa venire voglia di allontanarsi a chi tace. Ognuno sta cercando di farsi capire o di proteggersi, e il risultato è che entrambi ottengono l'opposto. I ruoli, tra l'altro, possono scambiarsi da una discussione all'altra.
Riconoscere questo schema non serve a stabilire chi ha ragione, e non c'è un colpevole da trovare. Ciascuno ci mette la sua parte ed è responsabile di ciò che fa. Capire come funziona il meccanismo, però, lascia più spazio al riconoscimento di ciò che si è provato e di ciò che si è provocato nell'altro.
C'è poi un aspetto su cui Jung insisteva molto: la proiezione. Tendiamo a vedere nell'altro anche parti di noi che non riconosciamo come nostre. Ciò che irrita di più nel partner, a volte, ci riguarda da vicino: un bisogno che non ci concediamo, una rabbia che non ci permettiamo, qualcosa che abbiamo sempre tenuto a bada. Non vuol dire che l'altro non abbia le sue responsabilità. Vuol dire che guardare anche dentro di sé può togliere forza a una discussione che altrimenti gira a vuoto.
Uno spazio per capire la relazione
In terapia di coppia si prova a rallentare ciò che nella discussione accade in pochi secondi: ascoltare una frase fino in fondo, dare un nome a un'emozione, dire che cosa ha significato un gesto.
Si guardano le difficoltà di oggi, le aspettative che ciascuno porta, le storie di cui ognuno è fatto e che entrano nella coppia anche quando nessuno le invita. Si guarda anche a ciò che ancora tiene insieme e a ciò che, col tempo, è cambiato.
Non si lavora per restare insieme a ogni costo, né per separarsi. Si lavora per vedere con più chiarezza che cosa è ancora possibile e che cosa ciascuno desidera, per sé e per la relazione. A volte una crisi, se la si attraversa invece di evitarla, trasforma il legame.
Se vi riconoscete in discussioni che si ripetono e sentite il bisogno di capirle, potete contattarmi per fissare un primo colloquio di coppia. Se invece è uno solo di voi a sentirlo, si può cominciare comunque con un colloquio per capire insieme come muoversi.
